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Sanremo… piccolo grande amore

Che faccio? Tanto per cominciare lo guardo, come sempre. Come quando ero bambina e andavo dietro le quinte con mio papà; come quando ero una giovane giornalista e lo seguivo per la televisione per cui lavoravo. Ovviamente parlo del Festival di Sanremo. Faccio outing: l’ho sempre amato e atteso e non me ne vergogno. O forse sì. Rientro banalmente nella tanto vituperata fascia nazional popolare. No, non farò la parte di quella che lo guarda, ma poi nega di averlo visto… Ogni Festival da che ho memoria è legato ad un ricordo particolare. Per Elisa la diffondevano sempre gli altoparlanti della seggiovia di Artesina. All’Ariston ho visto per la prima volta dal vivo Renato Zero cantare Spalle al muro e sono diventata all’istante una sorcina. Ho ballato sui palchetti del teatro “Un Dos Tres… Mariaaaaa” di Ricky Martin. Nella stessa giornata ho intervistato il “nero” e magnetico Bono Vox e poi Sting di bianco vestito e con un’aurea luminosa da sembrare etereo. Ho capito che Madonna è tanto ordinaria quarto sensuale, una sorta di sex toy. Ho lavorato sino all’alba, ho conosciuto persone straordinarie e altre tanto arroganti quanto patetiche. Non vado da parecchi anni, ma mi ostino a guardarlo con occhio benevolo, incapace di valutarlo con obiettività. Negli ultimi anni, però, hanno scelto presentatori a me sgraditi. Da Fazio, a Conti, passando per la Clerici o la Hunziker… nessuno che mi sia particolarmente simpatico. Anzi. Adesso poi c’è il problema Baglioni: già non mi piace come cantante figuriamoci come presentatore! Che poi, alla fine, anche in questa veste – in linea di massima – tende a cantare, sempre, con tutti quelli che salgono sul palco. “ Le mie figure di funambolo che cerca sempe una chimera e si trascina da sonnambulo fino alla fine della fiera”… I sonnambuli però siamo noi che sino alla fine della puntata ci trasciniamo dal letto, al divano, al bagno sospesi tra sonno e veglia. Ovviamente arrivo a stento alla fine e il Dopo Festival per me è come l’aurora boreale, il sole a mezzanotte, il whisky, il sanguinaccio, la maglietta della salute… insomma roba che esiste, ma non per me. Non so neanche chi lo presenti! Ah no, pugno, lo so… C’e Rocco Papaleo giusto?!? Questo basta e avanza. Ottimo attore, ma il personaggio meno televisivo degli ultimi trent’anni… Senza ritmo nella voce, non particolarmente empatico è neanche troppo simpatico. Peggio di lui, per me, giusto… Non mi viene nessun nome… Compro una vocale? Datemene una!! La A? Ecco Adriano!

L’altra sera quando ho visto salire sul palco Pippo mi sono commossa… e ho quasi sperato che scendessero gli altri e rimanesse lui a condurre, magari coadiuvato dal buon Beppe Vessicchio! Davvero la sua gioia, la sua emozione per essere finalmente tornato a calcare l’Ariston mi hanno intenerita. Perché per lui, come per me, Sanremo è Sanremo. Un grande amore, non un business, casa non villeggiatura. È questo che manca a chi è venuto dopo di lui. Tutti sono saliti su quel palco sperando di portare a casa un risultato, e magari essere riconfermati per l’anno dopo. Per Pippo il Festival è come se fosse un figlio, una sua creatura… E detto ciò posso fare calare il sipario! Ah no, un momento! Devo parlare delle canzoni perché Sanremo è il Festival della Canzone!  Che dire? Bastaaaaaa. Quest’anno non se ne può più, cantano sempre, tutti, troppo. Cantanti in gara, ospiti, conduttori… Spegneteli!!!

A presto!
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