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Il manifesto del bambino educatore

Ho sempre pensato che il medico e l’insegnate più che delle professioni fossero delle missioni a cui si veniva chiamati. La vita poi mi ha spesso smentito e ho incontrato professori svogliati e medici latitanti. Ma poi, basta un incontro fortunato per ribaltare tutto.

Ho conosciuto Maria Teresa Guerrisi quando mio figlio frequentava il suo asilo nido La Monelleria di Carignano e ho continuato a seguirla in questi anni.

Maria Teresa ha gli occhi incandescenti quando parla del suo lavoro, dei nuovi progetti a cui si sta dedicando, del corso di fotografia che ha seguito per imparare a comunicare l’essenziale con le immagini, dei “suoi” bambini.

La passione per il suo lavoro, la continua ricerca di nuove idee e il costante studio per approfondire gli argomenti legati al mondo dei bambini, sono gli ingredienti che la contraddistinguono e che la rendono speciale.

Qualche giorno fa mi ha incontrato per la strada e mi ha detto: “Ti devo raccontare le novità”. Sì perché con lei di novità ce ne sono sempre tante.  Ricordo quando ha lanciato il progetto “Il quartiere è il mio bosco” e la trovavi nella stradina privata del Nido con i bambini che la seguivano in fila aggrappati ad una corda (metodo che ormai le hanno copiato in molti) o quando l’ho vista vestita da “muratore” perché voleva fare delle migliorie alla struttura e passare a soli giochi di legno.

Da qualche tempo ha abbracciato il principio del gioco destrutturato (con materiale naturale, di riciclo, di uso quotidiano che non ha connotazione didattica in senso stretto) diventandone pioniera, per lo meno qui a Genova, e creando dei piccoli capolavori che meriterebbero di essere esposti in una mostra fotografica e che – chissà – magari… un giorno…

L’ultima sfida l’ha lanciata a noi genitori, a noi che dovremmo educare i nostri figli, a noi che spesso facciamo uso della cosiddetta “pedagogia nera”.

Si tratta del “Manifesto del bambino Educatore – Il bambino che educa l’adulto”. Perché anche questa volta Maria Teresa ci ha visto lungo e forse è proprio il modello orizzontale la chiave di volta perché noi genitori non dobbiamo giudicare, ma accogliere e provare ad entrare nel mondo interiore dei nostri figli per crescere con loro. I bambini ci aprono lo sguardo, ci insegnano lo stupore, la meraviglia e la gentilezza.

In fondo i figli ci restituiscono l’idea che abbiamo di loro, ma se ci lasciamo prendere per mano ci accompagnano nel loro mondo per permetterci di scoprire come sono davvero!

 

A presto!
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