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Trucchi da viaggio… in Laos

Lo so, lo so, il Laos non è certo una delle mete più ambite dai turisti. Anche quelli innamorati dell’Indocina, come me, tendono a trascurare questo paese che resta il meno “appetibile” per l’assenza del mare.  La mancanza di uno sbocco marittimo è anche il motivo per cui – a livello imprenditoriale, strategico, produttivo – il Laos resta il fanalino di coda tra i paesi di questa penisola. Eppure il confine montuoso con il Vietnam è stato fondamentale negli anni della guerra e lo è ancora per il traffico della droga. Il mio consiglio invece è di andare a visitarlo al più presto, insieme al Myanmar (ex Birmania), perché sono due paesi ancora incontaminati, dove il capitalismo, l’economia schiacciante, non hanno ancora deturpato il paesaggio e il cuore delle persone.

Meravigliosi laotiani

Uno sprezzante detto francese di epoca coloniale dice: “I vietnamiti piantano il riso, i cambogiani lo guardano crescere, i laotiani ascoltano il riso che cresce. Il Laos è sopra tutto i laotiani. “Ascoltare il riso che cresce”, tralasciando il senso originario, suggerisce la capacità di andare oltre l’apparenza delle cose, di cercare la vena poetica dell’esistenza, attitudine che bene si accompagna alla proverbiale calma e serenità dei laotiani. Anche se meglio sarebbe parlare di riservatezza e rigoroso rispetto di buone maniere e tradizioni. E poi c’è il riso, la cui coltivazione, in una terra coperta per il 70% da montagne rocciose e da colline di rigogliosa foresta, domina (con ben 600mila ettari) le pianure, il paesaggio antropizzato, legato indissolubilmente all’acqua del grande Mekong e dei suoi affluenti. I laotiani lo piantano, eccome, il riso, solo che poi lo ascoltano anche. Ecco una via per afferrare l’animo di questo Paese: il Laos sta nella profonda simbiosi tra gli uomini e i tempi della natura alla base del loro sostentamento e, poiché qui il riso è da migliaia di anni cuore vivo dell’alimentazione, ma anche della lingua e della cultura, forse “ascoltare il riso che cresce” è dare ascolto ai ritmi del ciclo della vita.

 

Dove il tempo si è fermato

La vecchia capitale imperiale è Luang Prabang  dove consiglio di passare qualche giorno lasciandovi trasportare dallo stile di vita rilassato e sorridente dei laotiani, girando per il mercatino di giorno e tra i banchetti di cibo da strada la sera che si trovano nella via principale. Il ramen di Mama Chang merita una sosta prolungata, di più porzioni e più giorni.

Un’ altra esperienza toccante è la cerimonia di offerte ai monaci. Bisogna alzarsi alle cinque del mattino, ma vale la pena, per vedere con quale generosità e affetto i laotiani preparano cibo da donare a questa comunità.

Che dire poi del Mekong? Una traversata sul fiume per raggiungere le Cascate Kuang Si è un must di questo viaggio. Può anche capitare che il “capitano” della barca si tuffi in acqua per liberare l’elica da un magma di radici e foglie del fondale che impedivano di proseguire e poi ritorni al timone come se nulla fosse.

Vientiane invece è la capitale moderna. Non è particolarmente interessante, ma se decidete di raggiungerla da Luang Prabang, con la macchina o il pullman, vedrete dei paesini, delle realtà, della vegetazione inusuale.

In Laos la vita scorre lentissima  l’orologio non ha senso – la stessa guida non vi darà mai un orario preciso per l’escursione, ma a un certo punto la vedrete sbucare nella hall dell’albergo. Fare fretta a qualcuno è un gesto, più che scortese, incomprensibile. Gli stranieri devono sorridere sempre ed essere cortesi con tutti, senza mai mostrarsi irritati per i ritardi e i disguidi.

Qualche consiglio pratico

  • Utilizzate sempre bottiglie d’acqua sigillate, non bevete da rubinetti, fiumi, fontane ed evitate il ghiaccio. Anche per lavare i denti utilizzate l’acqua dalle bottiglie. Questa è una regola fondamentale per non avere problemi.
  • Mangiate cibi cotti e sulle bancarelle evitate prodotti freddi da riscaldare.
  • Portate una bottiglietta di gel disinfettate per pulirvi le mani.

Tabù sociali e religiosi

Ci sono alcuni tabù sociali e religiosi che sarà bene rispettare per non arrecare offesa. E’ bene non lanciare ingiurie o espressioni esplicite di rabbia che sono considerate rozze e volgari. Quando si accede ai luoghi sacri (nel Laos il buddismo è molto sentito) ci si deve vestire in modo dignitoso e ci si deve togliere le scarpe. Le scarpe devono essere tolte anche quando si entra in una casa privata. Non si deve mai toccare la testa di qualcuno perché è considerato un segno di disprezzo; la testa è la parte più nobile del corpo. Indicare qualcuno con i piedi è considerato come la peggiore delle ingiurie, perché il piede è la parte più disprezzata del corpo. Ogni immagine del Buddha, grande o piccola, rovinata o intatta che sia, è considerata un oggetto sacro e quindi va rispettata e non ci si deve arrampicare sopra per scattare delle fotografie. Le effusioni affettive in pubblico, tra uomo e donna, non sono viste di buon occhio.

 

A presto!
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