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Trucchi da viaggio… in Cina

Io in Cina non ci volevo andare. Se proprio dovevo spingermi più in là nell’Estremo Oriente allora potevo prendere in considerazione il Giappone (A proposito! A qualcuno interessa una katana?) ma la terra del dragone rosso proprio no! E invece come diceva John Lennon: “La vita è quello che ti accade mentre stai facendo altri progetti”. E poi, tutto sommato per completezza, avendo viaggiato in lungo e in largo per l’Indocina, questo viaggio aveva un senso. Quindi sono partita scettica e sono tornata ancora più scettica. Però bastano la Grande Muraglia Cinese e l’esercito di terracotta dell’imperatore Qin a Xi’an a giustificare questo viaggio. Meravigliosi e impressionanti entrambi.

Accoglienza cinese

Appena arrivati all’aeroporto di Pechino abbiamo scoperto che ci avevano rotto la valigia. Prima nota positiva: non hanno battuto ciglio e ci hanno offerto la possibilità di scegliere tra un rimborso – irrisorio in realtà – o la sostituzione del trolley (tanto loro ne producono a josa). Detto fatto eravamo partiti con una valigia scadente e sinceramente bruttina e siamo ritornati a casa con una molto più bella e resistente. Sino all’ultimo eravamo indecisi se appoggiarci ad un viaggio organizzato o andare all’avventura. Alla fine ci siamo affidati ad un tour operator perché ci avevano detto che in Cina sono pochissimi quelli che parlano inglese. È esattamente così! Anche nei grandi alberghi e ristoranti nessuno ti capisce. E sono anche pochi quelli che sanno leggere. Ci si illude che andando dal taxista con il biglietto dell’albergo scritto in cinese capisca dove portarti… e invece no! Quindi o sapete il mandarino o consiglio di prendersi almeno una guida in loco.

Questioni di carattere

Adesso mi tirerò dietro molte critiche, ma la cosa che mi ha deluso di più sono i cinesi. A parte che nel loro paese non sono educatissimi, ma rinnegano la loro identità e rincorrono il sogno americano. A New York fuori da Wall Street c’è il toro? Bene allora lo fanno anche loro fuori dalla borsa di Shangai. Idem con lo skyline… Insomma mi ricordano quei bambini che vedono il giocattolo dell’amichetto e dicono alla mamma di volerlo pure loro, però più grosso. Ma come si fa a rinunciare alle proprie tradizioni, alla cultura, all’architettura dei tetti spioventi con le punte in rilievo e il rivestimento delle tegole in ceramica blu o gialla? Eppure loro stanno radendo tutto al suolo per costruire grattacieli. Interessante poi è vedere come li costruiscono questi grattacieli! Si vantano di mettere su un piano in pochi giorni, ma si prendono ben guardia dal dire quante morti e incidenti sul lavoro si verificano visto che lavorano 24 ore al giorno senza protezioni e senza misure di sicurezza. Tanto visto che con la legge di avere un solo figlio (che ovviamente nessuno rispettava) il paese è pieno di bambini e ragazzi senza identità, senza tutele sanitarie, senza nulla, viene il sospetto che ne sostituiscano uno con un altro… Inoltre – abituati ad un regime – non sono in grado di ribellarsi, tutto è incasellato. L’esistenza ha una logica, un rigore, una coerenza che gli hanno inculcato e da cui non sono in grado di uscire. Pertanto il mio consiglio è di andare a vedere questo paese al più presto perché tra qualche anno non avrà più un’identità e le città saranno solo delle grandi metropoli super tecnologiche. A Pechino resiste una micro porzione di città vecchia (di cui peraltro loro si vergognano) dove le case sono basse e c’è in bagno pubblico per ogni via. I proprietari sono anziani e non hanno i soldi per comprarsi un appartamento in qualche palazzo nuovo… ma appena loro non ci saranno più si sbarazzeranno di quell’“indecente” angolo di storia. Naturalmente diverso è il discorso se si va nelle campagne. I paesaggi sanno togliere il fiato, i contadini anche se non ti capiscono sono affabili e ospitali. I tramonti, le cascate d’acqua, i prati, la vegetazione, i colori sono spettacoli della natura che resteranno impressi nel cuore.

Come si mangia?

Questa è una delle domande che mi sono sentita fare più spesso, perché il dubbio se in Cina il cibo sia diverso da quello che mangiamo nei ristoranti cinesi è venuto a molti (me inclusa). Poi senti gli amici – quelli che hanno sempre visto tutto, girato ovunque e sanno cose che altri non possono neanche immaginare – che ti dicono che sono due cose completamente diverse. Bene, dirò la mia… Io tutte queste differenze non le ho trovata. Certo ci sono dei piatti che, sinceramente, qui nei ristornati cinesi non si trovano, ma non è detto che sia poi un male, anzi. Per quanto riguarda il classic riso saltato, o gli spaghetti di soia o i vari polli con mandorle o ananas io non ho trovato grandi differenze.

Solo per i più coraggiosi

Per stare al passo con i tempi che ci aspettano è illuminante fare una cena a base di insetti…(piatti pronti, a quanto pare, a invadere il mercato europeo). Tutto sommato non sono neanche malaccio, specialmente gli scorpioni, ma per mangiare la tarantola ci vuole coraggio e un bel pelo sullo stomaco.

A presto!
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