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Trucchi da viaggio… in Cambogia

Il primo consiglio che mi sento di dare è che se uno ha già visto dei paesi asiatici, andando in Cambogia, può risparmiarsi le visite di città come Phnom Penh e Siem Reap che non sono brutte, ma non reggono il confronto con posti tipo Hanoi o Bangkok, ma conviene addentrarsi in questa terra bagnata dal mitico Mekong – “il fiume più bello e selvaggio della Terra” come scriveva Marguerite Duras – tra le catene montuose semi inesplorate che proteggono moltissime specie in via d’estinzione e le spiagge belle e selvagge e deserte, come era la Thailandia 30 anni fa.

Più che un sito archeologico un mondo a parte

Visitare la Cambogia ha un unico grande senso, vedere Angkor il sito religioso più vasto del mondo, nonché il parco archeologico più visitato di tutta l’Asia sudorientale: un viaggio emozionante tra i templi khmer dell’antica Angkor, tra edifici abbracciati dagli alberi, santuari nascosti nella giungla e bassorilievi di raro splendore.

E’ grande come tutta la Lombardia per cui non vi illudete di poter dedicare poco tempo al sito di Angkor: ci vogliono almeno tre giorni per visitarlo tutto. Questo, sia per l’immensa mole e ricchezza visiva dei templi (solo Angkor Wat – il più famoso -vi porterà via due ore), sia per le distanze che intercorrono tra loro. Pianificate un bell’itinerario programmato di spostamenti, che sia in auto, moto o bici. O meglio ancora affidatevi a escursioni organizzate accompagnati da guide che vi spiegheranno e vi faranno apprezzare al meglio quello che state vedendo. I templi vanno visitati sempre a partire dal loro ingresso principale, seguendo le linee guida di mappe dedicate, per goderli al meglio. L’orario migliore per scattare le foto è sempre il pomeriggio ma non attardatevi troppo: il sito è aperto dalle 5 del mattino alle 6 di sera. Infine non dimenticate di procurarvi il vostro biglietto di ingresso prima di dirigervi al sito. Vi sono tre tipologie, una da un giorno (20$), una da tre (40$) e una da sette (60$).

Come dentro a un film

Oltre alla maestosità degli edifici, si rimane colpiti dal contesto. Perché all’interno del sito ci sono villaggi di indigeni, elefanti che passeggiano con qualche turista “sul groppone”, scimmie che rubano il cibo, animali e piante di ogni genere. Gli alberi poi sono lo spettacolo nello spettacolo; con le loro radici avviluppano alcune rovine e ne modificano l’assetto.

Quando sono arrivata ad Angkor ho pensato che mi ricordava qualcosa di già visto. Alcuni mi dicevano di sentirsi come nel film di Indiana Jones e il tempio maledetto, altri ricordavano scene di Tomb rider con Lara Kroft (effettivamente girate lì), ma siccome io sono cucciola dentro avevo in mente un’altra scena: quella del libro della giungla in cui Mowgli viene rapito dalle scimmie quando cantano “Voglio essere come te”. Insomma mi sono sentita immersa nel mondo di Walt Disney.

 

Ahi! Che calor…

Ora parliamo anche degli svantaggi. Andando durante il nostro periodo estivo… Non fa caldo, di più. L’umidità è feroce e ti toglie le forze e le zanzare sono immuni da Autan  (anche in versione tropicale) e sono agguerritissime.  Stop non vedo altri lati negativi a questo viaggio che resterà indelebile nella vostra memoria.

Voglia di riscatto

Infine i Cambogiani. Per ovvi motivi è una popolazione con una prevalenza di giovani quasi sconvolgente ai nostri occhi. Sui giornali la Cambogia occupa le pagine di cronaca per il problema del traffico dei bambini e delle bambine il che porta a pensare che sia un popolo crudele e senza scrupoli. Invece per come li ho visti e vissuti io, posso dire che sono – a differenza dei cinesi – desiderosi di riscattarsi, di reagire per cui guardano allo straniero con curiosità ed interesse.

A presto!
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