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Quando non te lo aspetti…

Di recente sono stata ad Albenga così ho riesumato un mio vecchio pezzo uscito sul Corriere Mercantile quando curavo la rubrica “Beni Culturali”

“La Liguria, questa piccola fetta di terra che profila un arco di mare, ha una grande varietà di aspetti: rocce, colline, insenature, promontori, boschi e borghi arrampicati, ma non ha la pianura. Anzi ne ha una sola la piana di Albenga. Soltanto Albenga, infatti, con il suo circondario ha qualche distesa pianeggiante, ricca quindi di produzioni agricole (frutta, uva da tavola e i famosi carciofi) dove trova spazio anche un piccolo aeroporto. I primi abitatori della zona si insediarono nelle grotte delle montagne retrostanti e poi, timidamente, si affacciarono al mare alla foce del fiume Centa. Album Ingaunum preromana, fu fondata dai liguri ingauni nel secondo secolo A.C. Fu poi conquistata dai romani che la eressero a Municipio e le diedero il nome. Fiorì come centro economico e politico grazie anche alla sua posizione e al clima. Dalla metà del secolo V fu fortificata e divenne sede vescovile. Per i Franchi fu poi sede di Comitato nel secolo VIII finché nel 950 fu compresa nella Marca d’Italia. Divenne comune indipendente dopo il mille e solo alla morte di Federico II fu sottoposta al dominio di Genova di cui seguì le sorti e le vicende, mentre sotto Napoleone fu capoluogo delle Giurisdizione del Centa. Albenga tutt’ora possiede il centro storico e monumentale più importante della riviera di ponente, il quale offre oltre alla lettura del suo primitivo impianto urbanistico romano, anche quello di un grandioso centro medioevale, le cui principali caratteristiche sono concentrate intorno all’area della Cattedrale. Cominciando proprio da quest’ultima, la chiesa è dedicata a San Michele Arcangelo e conserva strutture del secolo XI nella parte inferiore della facciata – elementi romanici e gotici – mentre nella parte superiore (secolo XII), nei fianchi e nell’abside, presenta all’interno di tre navate ricchi ornamenti barocchi. Il campanile, in cotto, è stato ricostruito nel 1931 sui resti della precedente struttura paleocristiana. A sinistra della Cattedrale vi sono la torre trecentesca e il Palazzo Vecchio del Comune, sede del Museo Civico Ingauno. Nella loggia a trifore ogivali vi è un affresco del Canavesio, famoso soprattutto per la decorazione dell’oratorio di San Bernardo a Triora e della cosiddetta Cappella Sistina delle Alpi nella chiesa di Notre Dame des Fontaines a Briga in Francia (1492). Dietro l’abside della Cattedrale la piazzetta dei Leoni ripropone un armonioso angolo di medioevo su cui si affacciano i palazzi Costa del Carretto, sede dell’Arcivescovado, e la casa sovrastata dalla torre Costa. Altra torre collocata di fronte alla chiesa è nota come Torre Cazzulini risalente al 1200. Infine troviamo la chiesa di Santa Maria in Fontibus la cui origine è risalente all’alto medioevo, ma subì ampliamenti e ricostruzioni nel XIV secolo, tra il 1612 e il 1625 e ancora nei primi anni del XX secolo. Di particolare pregio artistico è il trecentesco portale a strombatura con piccole colonnine; nella lunetta è raffigurato l’affresco della Madonna col Bambino. Il fiore all’occhiello di Albenga è, però, il Battistero a pianta ottagonale del secolo V, raro esempio di architettura paleocristiana. E’ il più antico edificio della Liguria ancora in piedi oltre ad essere uno dei battisteri meglio conservati d’Italia grazie anche al restauro conservativo della struttura e della cupola effettuato dal famoso architetto Alfredo d’Andrade verso la fine dell’Ottocento. Ha un prezioso mosaico in stile bizantino e all’interno un fonte battesimale ad immersione, nonché due tombe ad arcosolio con decorazioni longobarde (VIII secolo). Al Battistero si accede attraverso il piano inferiore del Museo Civico. Sempre su piazza San Michele si trova il palazzo Peloso Cepolla della fine del 1500, con torre angolare del secolo XII, sede del Museo Navale Romano, in cui sono esposti, tra l’altro, i reperti della nave romana “Artiglio”. Infatti  ad un miglio fra Alassio ed Albenga si trova l’Isola di Gallinara – poco più di mezzo chilometro di estensione – il cui nome si fa risalire agli scritti di Marco Terenzio Varrone che asseriva che l’isola all’epoca delle guerre puniche fosse popolata da una grande quantità di galline selvatiche, ma secondo Venanzio Fortunato era altresì infestata da grossi serpenti. Fatto sta che nei fondali circostanti l’isola sono stati trovati vari relitti e manufatti, risalenti in alcuni casi al V secolo a.C. e identificati come provenienti dalla zona di Marsiglia, per via dei commerci avvenuti in passato. L’archeologo Nino Lamboglia effettuò qui il primo recupero subacqueo della storia negli anni cinquanta. Questi reperti sono, appunto, conservati nel Museo Navale tra cui molte anfore di epoca romana dal periodo repubblicano fino al VII secolo. Infine nella piana di Albenga vi è anche la cittadina di Villanova, dove si trova l’aeroporto,  a pianta quadrangolare costruita come un castrum romano che conserva la cinta muraria integra”.

A presto!
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