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Quando i treni passano… in ritardo

Esistono i single di ritorno e i pendolari di ritorno… con la differenza che nel primo caso spesso è una scelta, nel secondo è un’inevitabile conseguenza. Quando vivevo a Roma il mio pendolarismo era relativo visto che tornavo a Genova circa una volta al mese… In realtà sarei anche tornata a casa più spesso, ma in genere ci volevano tre settimane per riprendermi dallo shock dell’ultimo viaggio. Dress code sui treni italiani: costume d’inverno e moon boot d’estate perché l’aria condizionata è glaciale e il riscaldamento da tropici. Accade poi che o l’uno o l’altro non funzionino e allora se non ci si è portati dietro un cambio è un dramma. Ricordo un viaggio da Roma d’inverno con le stalattiti al naso e i geloni ai piedi perché si era rotto il riscaldamento e un altro estivo con tanta di quell’umidità che nei bagni erano nati i girini. Nel mio periodo milanese (che potrei definire “blu” alla Picasso)  invece, visto il tragitto più breve, il problema principale erano i ritardi. Quotidiani. Di cui Trenitalia puntualmente si scusava. L’unica cosa che ho imparato è che se un treno ha più di quaranta minuti di ritardo lo si può prendere serenamente senza biglietto, tanto si ha la certezza che il personale non passerà per paura di essere linciato. L’Italia è l’unico paese europeo dove l’altoparlante sottolinea che il treno sta arrivando in orario, forse vogliono sottolineare un evento che altrove è prassi?! Insomma eccomi di nuovo condannata al pendolarismo, con bronchite estiva annessa e connessa. Per fortuna esistono i telefonini e i pc con cui si può lavorare o passare il tempo… Grazie alla tecnologia la condizione è meno infelice di anni fa quando le alternative erano le parole crociate o i libri (sicuramente più istruttivi, ma non risolutivi per chi viaggia per lavoro e magari vuole sfruttare il tempo del tragitto) però si ha sempre quell’eterna sensazione di sprecare del tempo, di essere in balìa degli altri, di subire un torto. C’è poi la presa in giro dei rimborsi che prima scattavano ai ventinove minuti, ma siccome prendere un treno che ritardi meno è ormai impensabile, per non rischiare la bancarotta lo hanno spostato a un’ora. Così uno che è già in stra ritardo sulla tabella di marcia deve perdere altro tempo arrivato in stazione per fare la richiesta. Che poi un tempo ti davano il cash… adesso un buono da spendere sui loro treni. In altre parole alla fine non ci rimettono mai. Ovviamente adesso sto scrivendo da uno splendido intercity in ritardo di mezz’ora per il guasto di un altro convoglio prima e per il cambio del personale di sicurezza dopo. Vorrei continuare a scrivere, ma oggi l’aria condizionata funziona e devo mettermi i guanti perché mi stanno venendo i geloni. La prossima volta devo ricordarmi di prendere quelli touchscreen e non questi di pile.

 

A presto!
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